Il minore come persona digitale. Regole, tutele e privacy dei minori sul Web

Enrico Maestri

Abstract


AbstractThe purpose of this work is to discuss and investigate the following theses: 1. the code, that is to say the software and the hardware cyberspace is made of, imposes a normative set-up both on Web collective and individual conduct. By that, law’s regulative task on Web can’t be denied; for instance, think about sanctions imposed by laws about copyright, contracts, slander and obscenity. Yet Internet represents a universe made of flows and frictions, unwilling to whatever top-down governance alien to its users. Code is performative: “what it says, it does”; 2. cyberspace is an ambivalent place, where many activities are laid on top of real world’s ones and many others are peculiar to it, showing its own plasticity. Technological innovation’s growth rate is still increasing, together with new insidious forms of invasion of people’s private life. It is still strong the temptation to waive one’s own rights only to enjoy the technological paradise we are offered. A new entity – digital person – makes its appearance on digital ecosystem, as technological outcome of classical person concept’s reconfiguration; 3. the development of 2.0 applications allows to put into connection people and their digital identities: individuals get involved in a digital swarm, forming links free from any territorial and simultaneous physical presence’s chains. Our privacy (in particular, that of the minors, born in the digital era) is progressively eaten away by our rising indulgency, apathy, unconcern and explicit support to measures, shown us as necessary and harmless. If it is yet untimely to say that privacy is almost death, new generations, whether they like it or not, are playing a leading role in a cultural praxis and in a primary socialization which is far from the concept of privacy; 4. the fourth thesis, summing up this note, investigates if it is yet possible or not to give space to new effective forms of governance, appointed to defend the digital person: its rights to dignity, habeas data and personal data privacy.

 

Riassunto Nel corso di questo lavoro ho inteso approfondire e discutere le seguenti tesi: 1. il code, ossia il software e l’hardware che costituiscono il cyberspazio, impone un assetto normativo sul comportamento individuale e collettivo nel Web. Con ciò non si nega la funzione regolativa del diritto sul cyberspazio; si pensi ad esempio alle sanzioni previste dalle leggi sul copyright, sul diritto contrattuale, sulla diffamazione e sull’oscenità. Pur tuttavia, Internet rappresenta un universo di flussi e di attriti restio all’imposizione top-down di qualsivoglia governance estranea ai propri utenti. Il code è performativo: “ciò che dice fa”; 2. il cyberspazio è un luogo ambivalente, ove molte attività si sovrappongono alle attività del mondo reale e molte attività gli sono peculiari, denotando la plasticità che gli è propria. Il tasso di crescita dell’innovazione tecnologica continua ad aumentare ed è accompagnato da nuove insidiose forme di invasione della sfera privata delle persone. È forte la tentazione di rinunciare ai propri diritti per godere del paradiso tecnologico che ci viene offerto. Nell’ecosistema digitale compare una nuova entità – la persona digitale – quale esito tecnologico della riconfigurazione della nozione classica di persona; 3. lo sviluppo delle applicazioni 2.0 permette la connessione tra persone e loro corrispondenti identità digitali: soggetti che formano legami senza vincoli di spazio e di compresenza fisica diventano parte di uno sciame digitale. La nostra privacy (e in particolar modo quella dei minori, nativi digitali) è progressivamente erosa dalla nostra crescente accondiscendenza, apatia, indifferenza o supporto esplicito a misure che ci sono presentate come indispensabili o innocue. Se è ancora prematuro affermare che la privacy è ormai morta, le giovani generazioni sono protagoniste, volenti o no, di una prassi culturale e di una socializzazione primaria lontane dal concetto di privacy; 4. la quarta tesi, con cui concludo questo contributo, approfondisce la questione se si possono ancora ricavare spazi per forme di governance efficaci a tutelare la persona digitale: il suo diritto alla dignità, all’habeas data e alla riservatezza dei dati personali in Internet.

 

Keywords – Lex informatica, internet governance, digital person, offensive internet, privacy

 

Parole chiave – Lex informatica, governance di internet, persona digitale, offensività online, riservatezza


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DOI: http://dx.doi.org/10.15160/2038-1034/1417

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