Il musteriano di Grotta Spagnoli (Foggia)

Autori

  • Giulia Ricci Università di Pisa, Universitè Paris X (Nanterre), UMR 7041 - ArScAn, AnTET; Museo e Istituto fiorentino di Preistoria
  • Giulia Toniato Institut für Naturwissenschaftliche Archäologie, Universität Tübingen, Germania

DOI:

https://doi.org/10.15160/1824-2707/1529

Abstract

In seguito alla revisione e allo studio delle collezioni inedite recuperate nel sito pugliese di Grotta Spagnoli (Rignano Garganico - Foggia), le autrici presentano una sintesi sulle industrie litiche e sui materiali faunistici conservati presso il Museo e Istituto fiorentino di Preistoria.

La grotta, comprendente due cavità, è situata sulle pendici occidentali del promontorio del Gargano a circa 150 m slm. Le indagini condotte da M. Guerri (Università di Firenze) perdurate per un decennio (1969-1979) hanno privilegiato la cavità B; qui, su una superficie di 16 mq è stato messo in luce un deposito del Paleolitico medio (fig. 1).

La sequenza stratigrafica (fig. 1) è stata suddivisa in tre unità principali (Guerri et alii 2017). Dall’alto: - Unità 3: strato “rosso bruno” (Rb), deposito argilloso-sabbioso con raro scheletro calcareo; - Unità 2: strato “rosso a pietrame” (Rp), deposito sabbioso-argilloso con abbondante pietrisco calcareo di varia pezzatura e qualche blocco; - Unità 1: strato “rosso”, deposito sabbioso-argilloso, pressoché privo di scheletro. Quest'ultima unità comprende tre livelli dettagliati in fase di scavo: un orizzonte superiore (“rosso superiore”), un livello intermedio fortemente antropizzato (“nero”) e un orizzonte di base (“rosso inferiore”). L’unità più antica poggia su uno strato argilloso, archeologicamente sterile, che ricopre a sua volta la roccia di base.

Oltre ad essere stato ripetutamente frequentato dall'uomo, il sito venne utilizzato come rifugio e tana da varie specie animali, fra cui la iena (Crocuta crocuta), vissuta durante il Pleistocene superiore, e l’istrice (Hystrix cristata) giunto più tardi, nell’Olocene. Da ciò deriva un rimescolamento piuttosto esteso del deposito, particolarmente evidente negli strati superiori ed esterni alla grotta.

Tuttavia, il record archeologico risulta attendibile nel complesso, e l'analisi del materiale litico e faunistico ha permesso di individuare due fasi: una inferiore e una superiore. La fase inferiore, che corrisponde all'Unità 1, è caratterizzata dalla presenza di un débitage levallois predominante, al cui interno si registra un'ampia variabilità nelle sequenze operative (centripeto, unipolare, bipolare e preferenziale). Al débitage levallois, si associano altri sistemi produttivi secondari: discoide, Kombewa e SSDA. Lo studio archeozoologico ha rivelato la presenza consistente del daino (Dama sp.) e del cervo (Cervus elaphus) con raro cavallo (Equus ferus), indici di una fase climatica temperata.

Nella fase superiore (Unità 2 e 3) si osservano alcune discontinuità a livello tecno-economico e nei sistemi tecnici: in primis con la forte diminuzione della componente levallois, attestata solo nelle varianti preferenziale e centripeto; predomina ora un sistema di produzione su superfici ortogonali, sulle quali si registrano corte serie di distacchi unipolari che seguono l'intera periferia del nucleo, con direzioni di distacco multidirezionali. Questo sistema di débitage potrebbe rientrare all'interno di quell’ampia variabilità del Discoide ben documentata altrove nelle industrie del Paleolitico medio (Peresani 1998, Terradas 2003). Altre differenze si osservano nell'approvvigionamento delle materie prime, nonostante rimanga fortemente dominante la selce garganica di buna qualità, e nelle strutture tipologiche. Inoltre si rileva un importante cambiamento nelle associazioni faunistiche, dominate ora da cavallo e stambecco (Capra ibex), che segnalano un’evoluzione climatica verso condizioni più aride e fredde con conseguente apertura del paesaggio.

In mancanza di datazioni assolute, come già proposto da B. Sala (1978), si propone su base faunistica una collocazione bio-cronologica e crono-culturale con la fine dell'OIS 5 e l'inizio dell’OIS 4.

 

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Pubblicato

03-02-2018

Fascicolo

Sezione

Proceedings