Obbligo vaccinale e legislazione sanitaria in ambito scolastico, ovvero i corsi e ricorsi della storia

Autori

  • Stefano Rossi

DOI:

https://doi.org/10.15160/2038-1034/1900

Parole chiave:

vaccini, legislazione sanitaria, scuola, regioni

Abstract

La recente legge n. 119 del 2017 recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale ha suscitato un ampio dibattito nell’opinione pubblica e nella comunità scientifica sia in merito all’opportunità della scelta normativa che in relazione ai problemi connessi all’imposizione obbligatoria della profilassi vaccinale nei confronti di minori. In quest’ottica si deve rammentare come, prima del 1999 (anno in cui alcune regioni decisero di adottare normative che derogavano al paradigma dell’obbligatorietà), le trasgressioni agli obblighi vaccinali comportavano l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie, prevedendosi altresì, in virtù dell’art. 47, d.P.R. n. 1518/1967, il rifiuto dell’ammissione alla scuola dell’obbligo e agli esami nel caso di mancata certificazione della sottoposizione dell’alunno alle vaccinazioni obbligatorie. Si può dunque parlare di un ritorno al passato ? La risposta non è lineare né semplice, ma comporta una disamina della normativa previgente in relazione alle innovazioni apportate nel 2017, valutando il contesto storico, la sensibilità sociale e lo stato delle conoscenze scientifiche che hanno rappresentato il retroterra sulla cui base determinate scelte normative sono state adottate. Pare indubbio comunque che siano emersi e si siano modificati gli equilibri tra l’interesse collettivo alla salute, il diritto all’istruzione e l’autodeterminazione individuale, il che apre la strada a riflessioni sui criteri di bilanciamento tra i diritti costituzionali in un contesto pluralista.

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Pubblicato

19-11-2018